Produzione industriale positiva a settembre. Ma su base annua infila il 25esimo calo

Nei nove mesi da inizio anno, la produzione è scesa del 3,9% rispetto al 2012. I comparti in crescita sono metallurgia e farmaceutica, mentre calano – su base tendenziale – i prodotti petroliferi

Produzione industriale positiva a settembre.  Ma su base annua infila il 25esimo calo

MILANO – La produzione industriale a settembre torna positiva, in rialzo dello 0,2% su agosto, mentre su base annua risulta in diminuzione per la 25esima volta di seguito, in discesa del 3%, anche se il ritmo di caduta rallenta (dato corretto per effetti calendario). E’ quanto emerge dalle rilevazioni Istat. Nella media del trimestre luglio-settembre, spiega ancora l’Istituto di Statistica, l’indice ha registrato una flessione dell’1% rispetto al trimestre precedente. Guardando invece alla media dei primi nove mesi dell’anno, la produzione è scesa del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nel raffronto tra settembre e agosto, una variazione positiva si registra solo nel comparto dei beni strumentali (+0,4%). Diminuiscono invece, i beni di consumo (-1,6%), l’energia (-1,4%) e i beni intermedi (-0,7%). Si tratta di un’inversione rispetto alle variazioni tendenziali, cioè basate sul raffronto annuo, che vedono proprio un calo più marcato nei comparti dei beni strumentali (-5,2%), dell’energia (-5,1%) e dei beni di consumo (-3,2%). Segna invece una flessione più contenuta il raggruppamento dei beni intermedi (-0,2%).
Per quanto riguarda infine i settori di attività economica, a settembre 2013 i comparti che registrano una crescita tendenziale sono quelli della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+12,5%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+0,5%). Le diminuzioni maggiori

si registrano nei settori della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,3%), dell’attività estrattiva (-9,2%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (-7,7%). Lo scorso settembre la produzione di autoveicoli ha registrato una flessione del 3,3% rispetto allo stesso mese dell’anno prima, mentre nel periodo gennaio-settembre 2013, sempre rispetto al 2012, il calo è stato del 5,8%.

 

fonte: www.repubblica.it

Kodak, ecco cosa produrrà adesso

Kodak, ecco cosa produrrà adesso

E’ il 30 settembre 2011 quando Eastman Kodak, storica multinazionale leader nel campo della produzione di apparecchiature per la fotografia analogica e digitale crolla vertiginosamente in Borsa. Quel giorno, infatti, il suo indice perse oltre il 49% e venne sospeso.
Le voci di un’imminente bancarotta diventano fondate, anche perchè la compagnia aveva un buco di bilancio, alimentanto anche da un ultimo prestito di 160 milioni di dollari che si andava a sommare agli oltre 3,4 miliardi di chiesti durante gli ultimi anni per il rilancio dell’azienda ed evitare il crack.
Ripercorri la storia della Kodak e la causa del suo fallimento
Così, a inizio 2012 la storica società ripone le armi e richiede la bancarotta assistita, che le viene concessa nel settembre dello stesso anno, trasformando l’ex colosso della fotografia in società specializzata nella produzione di tecnologia per la stampa, ma senza vendere più nulla direttamente ai consumatori.
A determinare il fallimento è la mancanza di liquidità, ma soprattutto l’incombere delle nuove tecnologie digitali, verso le quali l’azienda punta il dito contro. Si avvia il piano di ristrutturazione di bilancio, intento a sanare un debito di 6,75 miliardi di dollari. La prima cosa che bisogna fare è stringere la cinghia e ridurre i costi, iniziando dai tagli sul personale: solo nel settembre 2012 l’azienda ha tagliato oltre 1.000 posti di lavoro dei 2.700 previsti per l’intero anno, per un risparmio che si aggira intorno ai 330 milioni di dollari. Il controllo della “nuova” Kodak passa nelle mani dei suoi creditori, che accettano di acquistare l’85% delle azioni della società riorganizzata, portando più di 400 milioni di dollari alla compagnia.

Il logo originale della Kodak non è quello che tutti conosciamo. Guarda com’era

Con un’azienda più snella, Kodak passa da leader nel campo della fotografia a specializzata nella tecnologia: è la mission del nuovo cda che la descrive come “leader tecnologico in grado di servire i mercati commerciali delle immagini, come la stampa a livello commerciale e i servizi professionali”.
Un iter lungo e pieno di sacrifici che però ha evitato all’azienda la disastrosa situazione. Dopo 20 mesi dal ricorso al Chapter 11 che ha determinato il piano di interventi, Kodak è uscita dalla bancarotta: “Siamo usciti dalla bancarotta come azienda dedicata alle tecnologie per immagini”, è quanto dichiarato un mese fa dall’AD Antonio Perez. L’obiettivo è ora quello di diventare un forte concorrente nel mercato delle immagini dedicato alle aziende, non prima però di uno spin-off del business dedicato ai documenti e alle immagini personali.
In particolare, l’azienda ha deciso di puntare sulla vendita di stampanti ad inchiostro e servizi commerciali alle altre imprese. Prossima è una collaborazione con la Timsons e altre partnership sono in cantiere. Una sfida diretta contro le più grandi rivali, come HP e Canon, ma anche nel settore del packaging sfidando DuPont. Una spinta verso il futuro, senza dimenticare le tradizioni: Kodak continuerà infatti la produzione di pellicola cinematografica.

fonte: Yahoo finanza

G20 San Pietroburgo, regalate chiavette Usb con microspie

Una trappola organizzata da Mosca all’ultimo G20 per carpire informazioni dai leader di tutto il mondo

G20/ Mosca: resta fuori programma bilaterale Putin-Obama

 

Si allarga lo scandalo internazionale Datagate. Dopo le accuse agli Stati Uniti ora si scopre che, al vertice di San Pietroburgo del G20 si regalavano chiavette Usb ai leader fornite di microspie.  Dietro la vicenda dunque ci sarebbe Mosca che, regalando gadget, puntava a carpire agli Stati informazioni  riservate.

A far scattare l’allarme, come racconta la “Stampa”, dopo il vertice di settembre, è stato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Tornato a Bruxelles dopo il G20, mette alcuni gadget ricevuti dai russi nelle mani dei funzionari della sicurezza, che li passano ai servizi tedeschi. Ed ecco che si scopre che i gadget servivano per rubare dati da computer e cellulare.

A condurre l’indagine sulle chiavette regalate sono i servizi tedeschi, che in realtà non hanno ancora terminato il loro lavoro e stanno ancora analizzando il materiale consegnato. Ancora non si sa se tutti i capi di Stato e di governo abbiamo ricevuto chiavette-spia. Il timore è che quegli apparecchi siano già stati utilizzati da qualcuno.

fonte: www.Affaritaliani.it

veronica lario in ristrettezze: da berlusconi arriveranno “solo” 46mila euro al giorno

anche veronica lario, l’ormai quasi ex signora berlusconi, dovrà rinunciare a qualche dispendioso capriccio. il tribunale di monza ha infatti deciso di tagliare l’assegno di mantenimento dai tre milioni attuali ad “appena” 1,4 milioni di euro, ovvero 46mila euro al giorno

sulla fine del matrimonio più discusso d’italia sono ora in corso due cause: una a milano di “separazione consensuale” e l’altra a monza di divorzio. a dicembre del 2012 erano stati i giudici della nona sezione civile del tribunale di milano a decidere che per mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza con berlusconi, la lario dovesse ricevere ogni mese ben 3 milioni di euro

adesso la ex signora berlusconi potrà far ricorso alla corte d’appello di milano, che potrebbe confermare la decisione di monza, ridurre l’assegno oppure tornare ad aumentarlo. la telenovela continua.

 

fonte: idealista.it

Lo «shutdown» chiude la Statua della Libertà

Chiusi i parchi, da Yellowstone a Yosemite, impossibile visitare memoriale di Lincoln, niente visite a Casa Bianca e al Congresso

Cartello «chiuso» al Lincoln Memorial (Afp Photo)

America sotto pressione per il mancato accordo sul bilancio. Il braccio di ferro che paralizza il potere legislativo si è accasciato. E mentre inizia l’era «obamacare», la riforma della discordia, entra in vigore la legge che di fatto ha provocato lo shutdown. La paralisi della pubblica amministrazione americana scattata a mezzanotte (ora di Washington) non risparmia parchi nazionali, musei, zoo, e persino la Statua della Libertà. Il blocco dell’intera pubblica amministrazione in Usa, la prima volta da 17 anni, oltre a mettere a rischio il posto di lavoro di 800 mila lavoratori statali, crea non pochi problemi anche ai turisti. Mentre anche alla Casa Bianca e al Congresso molti servizi verranno sospesi.

 

STATUA LIBERTÀ OFF LIMITS – Il monumento simbolo di New York e degli interi Stati Uniti chiude i battenti a causa dello ‘shutdown’ del governo americano. Liberty Island, gestita dal National Park Service – agenzia federale duramente colpita dal blocco – è destinata a restare momentaneamente chiusa per la mancanza di fondi.

DA YELLOWSTONE AL GRAND CANYON – Ingressi sbarrati nei 401 parchi nazionali Usa, tra cui il Grand Canyon, Yellowstone e Yosemite, con quest’ultimo che oggi festeggia un triste compleanno. E mentre Google celebra con un apposito Doodle proprio i 123 anni del parco nazionale Yosemite, il sito viene chiuso al pubblico.

CASA BIANCA A SCARTAMENTO RIDOTTO – Lo shutdown colpisce anche la residenza presidenziale. Al numero 1600 di Pennsylvania Avenue opera un personale ridotto e le visite turistiche sono sospese, mentre il sito della Casa Bianca non verrà aggiornato «a causa – si legge – del fallimento del Congresso». Fermi anche i siti di quasi tutti i dipartimenti e le agenzie federali.

NIENTE TOUR A CAPITOL HILL – Chiusa al pubblico anche la sede del Congresso americano. A causa della mancanza di fondi, il Capitol Building ha cancellato «sino a nuovo avviso» i tour guidati.

MEMORIAL CHIUSI E FONTANE SPENTE – Transenne impediscono l’accesso ai turisti anche ai memoriali, tra cui quelli dedicati a Lincoln, Martin Luther King e Franklin Delano Roosevelt a Washington. A causa della paralisi della pubblica amministrazione, sono state spente le 45 fontane della Capitale.

STOP VISITE MUSEI E ZOO – Porte chiuse allo Smithsonian e al National Zoo di Washington, dove verrà oscurata anche la famosa Panda Cam per osservare la crescita del cucciolo di cinque settimane. Il personale verrà utilizzato soltanto per nutrire e accudire gli animali .

NASA A TERRA – Compleanno amaro anche per l’agenzia spaziale americana, fondata esattamente 55 anni fa. In seguito alla paralisi della pubblica amministrazione, il 97% dei suoi impiegati sono rimasti senza stipendio. Gli unici a ricevere una paga regolare sono coloro i quali si occupano di sicurezza dei satelliti e degli astronauti che si trovano nello spazio.

 

fonte: www.corriere.it

Niente prestiti senza amici su Facebook. Negli Usa l’insolvenza si vede dai social

Alcuni istituti sfruttano le pieghe della legge per “spiare” su internet i propri clienti e valutare le loro capacità finanziarie. Si guarda anche su LinkedIn per capire se sarebbero in grado di trovare un nuovo nel caso rimanessere disoccupati

di CHIARA CLAUSI

Niente prestiti senza amici su Facebook. Negli Usa l'insolvenza si vede dai social

ROMA – Negli Stati Uniti, società come “LendUp” e “Lenddo” hanno adottato una tecnica per sondare la capacità di solvibilità da parte di un creditore che contrae un mutuo con una banca. La trovata è semplice: hai un amico insolvente su Facebook? Allora niente mutuo. Hai pochi “amici” sui social? Allora sarà scarsa anche la tua affidabilità.

E’ noto che le informazioni provenienti dai social network, specialmente Facebook e Twitter, vengono vendute alle aziende che le usano per studiare i consumatori e le loro abitudini di mercato. Ma la pratica di utilizzare questi dati per determinare addirittura l’affidabilità finanziaria di un cliente nell’assolvere al debito contratto dopo aver richiesto un mutuo, è una novità. L’iniziativa è stata bocciata come ingiusta e discriminatoria da parte delle associazioni per i diritti dei consumatori negli Stati Uniti.

Ogni società ha la sua tecnica per studiare il cliente. “LendUp” ritiene che un’intensa interazione sui social network sia un indicatore di probabile stabilità economica: prima di concedere un credito, attraverso un algoritmo, le banche controllano l’interazione del cliente sui social network, verificandone i follower su Twitter e il numero degli amici su Facebook.

“Lenddo”, invece, adotta un principio di proprietà transitiva: nega i prestiti a chi ha amici sui social network che sono cattivi pagatori. Oppure, altra tecnica, si valuta la possibilità che i propri clienti trovino lavoro in caso di improvviso licenziamento, esaminando i curriculum dei clienti su LinkedIn e la quantità e la qualità dei loro contatti.

I dati dei social network, secondo gli esperti del mondo della finanza, saranno un ingrediente sempre più importante nella determinazione dei profili finanziari delle persone. Finora le probabilità d’insolvenza erano invece calcolate in base a fattori come l’impiego, il capitale e la frequenza dei pagamenti con carta di credito.

Il “Fair credit reporting act” e l'”Equal credit opportunity act”, le due più importanti leggi americane federali sul trattamento dei dati finanziari dei clienti di istituti di credito, per ora non includono la possibilità di tenere presente i social network nella determinazione dell’affidabilità di un cliente. E non è chiaro se questa pratica sia proibita o meno. Nel frattempo, anche le banche seguono i trend.

 

fonte: www.repubblica.it

La fuga di massa da Facebook

di  – 18/09/2013 – Il più noto social network comincia a perdere utenti. Alcuni scienziati spiegano il perché

La fuga di massa da Facebook

Il boom delle iscrizioni al più noto dei social network è finito. Gli utenti diFacebook cominciano ad abbandonare il sito fondato da Mark Zuckerberg perché sempre più pereoccupati per la tutela della loro privacy e per iltroppo tempo trascorso online. A rivelarlo è uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Vienna.

Facebook

LA PAURA PER LA PRIVACY – I dati parlano chiaro. Solo negli Stati Uniti Facebook avrebbe perso di recente circa 9 milioni di iscritti, 2 nel Regno Unito. Secondo la ricerca degli studiosi austriaci, realizzata intervistando più di 600 utenti che hanno reso inaccessibile il loro account, a preoccupare gli internauti sarebbero soprattutto la gran mole di informazioni che il social network è capace di diffondere e l’interruzione dei rapporti con le persone. I ricercatori (guidati dal professor Stefan Stieger) raccontano di un «sucidio virtuale» di massa e sottolineano la tendenza degli utenti ad avere un rapporto più coscienzioso verso le piattaforme web. Nel dettaglio, secondo gli studiosi gli iscritti scappati da Facebook rilevano nel 48,3% dei casi problemi legati alla privacy, nel 13,5% insoddisfazione verso il servizio, nel 12,6% la superficialità delle conversazioni, nel 6% dei casi la paura di diventare dipendenti.

IL POSSIBILE RUOLO DI WIKILEAKS – Brenda Wiederhold, direttrice di Cyber Psychology e Social Networking, la rivista che ha pubblicato i risultati dello studio dell’Università di Vienna, cita tra le cause del diverso atteggiamento degli iscritti a Facebook anche recenti casi di cronaca. «A causa di storie come Wikileaks e lo spionaggio della Nsa – spiega – i songoli cittadini sono sempre più cauti rispetto alle questioni legate alla privacy. La ricerca del professor Stieger è di grande attualità».

Fonte foto: LaPresse